Rubaldo Merello (Isolato Valtellina 1872 - S. Margherita Ligure 1922)
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Rubaldo Merello
Valutazione dipinti Rubaldo Merello
Le quotazioni dei suoi disegni con temi allegorici vanno dai 1.000 euri ai 3.000 euro, la grafica di paesaggio va in media dai 2.000 euro ai 3.000 euro. Gli oli partono dai 5.000 euro mentre i capolavori possono superare i 60.000 euro.
Il mercato di interesse è ligure.
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Dati biografici sull'artista
Rubaldo Merello è morto a Santa Margherita Ligure all'età di 49 anni nel gennaio del 1922.
Dove sia nato, che mestiere esercitasse suo padre, a che età abbia fatto la prima comunione, quanto avesse in condotta quand'era in terza elementare, son tutte cose che si possono sapere facilmente: basta domandarle a chi le sa.
Per questo non mi interessano.
D'un uomo mi interessa soltanto quello che né lui né altri saprebbero dirmi.
Ho conosciuto Merello che era già uomo maturo e sapeva già dipingere a modo suo.
So che ha vissuto per molti anni prima a Portofino, a San Fruttuoso e poi a Santa Margherita; so che la sua cultura era mediocre e sommaria, che non si era mai consolato della perdita di un suo bimbo, e che aveva molte manie: la mania dell'Arte, la mania della teosofia, la mania della persecuzione (è inutile aggiungere che era misantropo).
Tutte le sue manie mi son sempre parse legittime.
M'è parso naturale che la pittura fosse per lui una necessità e che l'esercizio di quell'arte assorbisse la massima parte delle sue energie; m'è parso naturale che cercasse un rifugio e un conforto in una disperata speranza, m'è parso naturale che credesse d'essere perseguitato.
Perché non ha da sentirsi perseguitato un uomo buono e intelligente che s'è fatto della vita un concetto molto elevato, che è sensibile da rabbrividire ad ogni mistero, che è povero e non può vivacchiare d'accordo con tutti?
Che fosse un uomo molto intelligente e buono non c'è da metterlo in dubbio.
asta sapere, come io so, in che conto tenesse gli uomini: li disprezzava cordialmente.
Aveva per loro un sentimento complesso di cui soltanto gli uomini intelligenti sono capaci; che si chiama pietà e che è - non tutti lo sanno - una mescolanza di carità e di disprezzo.
Questo sentimento che se fosse universale potrebbe servir di base sicura ad una serena ed armonica convivenza sociale, genera spesso allo stato attuale dei rapporti umani, la misantropia.
Merello era un solitario.
Io non sono punto sicuro che amasse la solitudine ma ad ogni modo quella solitudine potrebb'essere la chiave per capir l'uomo.
Nei suoi quadri di paese che sono molti, non si vede una sola figura umana.
Merello era contento se per ore e ore riusciva a essere l'unico testimonio della vita lenta e solenne di que' grandi pini tutti protesi verso il mare.
Allora sì, quando dipingeva son sicuro che amava la solitudine.
Un piccolo golfo con in fondo una chiesina dove sono le tombe dei Doria, il golfo di San Fruttuoso, è stato per molto tempo il suo grande amore.
E l'ha dipinto tante volte con una passione sempre nuova e sempre fresca: quando il mare era cattivo e fioriva di schiuma tutto intorno il piccolo cerchio magico, quando il sole lo cercava amorosamente e scopriva laggiù nel suo rifugio la chiesina che custodisce i morti.
Ma sempre dall'alto e da lontano l'ha dipinto, senza una barca senza una creatura.
Allora sì. era contento d'esser solo.
* * *
Per capire molti dei quadri di Merello - se non proprio tutti - bisogna tener conto di quella aspirazione tragica verso l'assoluto che è così caratteristica dei grandi temperamenti artistici.
Difatti nella pittura di Merello - a ben guardare - la scelta del momento solare non ha importanza se non perché quello è un momento tipico nel quale i caratteri dell'assoluto sono più evidenti.
La sua non è davvero la pittura aneddotica di chi si contenta di ritagliar fuori dal mondo un pezzetto di muro, mezzo albero e uno spicchio di cielo e di fissare l'effetto di quell'angolino di mondo a quella data ora.
Pittura da prigionieri che vedono soltanto quel quadratino di libertà incorniciato dall'inferriata.
Certo, non è nemmeno la rappresentazione panoramica della vita terrestre (anche Merello come quasi tutti i paesisti moderni ha rinunciato a quel bel sogno degli antichi che volevan mettere nel quadro l'intero campo visivo) ma l'abbacinante fissità con cui vive la sua ora cosmica quel pezzo di terra mutilato dalla cornice rivela, appunto, un bisogno d'assoluto che somiglia molto - o mi sbaglio - al nulla divino dei grandi poeti.
Quell'ometto corto, grasso e occhialuto che sorrideva con la malizia equivoca di chi non ha più paura della vita, quell'ometto senza grazia non aveva altra consolazione che non fosse la disperata gioia di capire.
Ineffabile consolazione che non manca mai all'artista.
Fra tutti gli affamés d'horizon l'artista è quello che meglio si difende e più si possiede perché è capace di espressione.
La facoltà di espressione essendo, appunto, la possibilità di realizzarsi dinanzi all'Universo.
Merello - come tutti gli spiriti superiori - oppone alla tragedia della vita il suo bisogno di capire, ma siccome il modo della sua indagine è artistico - cioè a dire il suo strumento mentale è la imitazione - egli dipinge infaticabilmente proponendo al suo spirito sempre lo stesso problema: l'infinito nel finito, uno sviluppo volta a volta concluso e mai compiuto.
Gli artisti sono dei grandi ruminanti.
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E' proprio necessario parlare della tecnica di Merello?
La tecnica della sua pittura ha due caratteri materiali molto importanti: è solidissima ed elastica.
Quanto ai caratteri ideali tutto quel che si può dire è una conseguenza logica di quello che ho già detto.
Come tutti i forti temperamenti, Merello è libero: intendo dire che il suo clima mentale è un clima di libertà.
Non ha preconcetti stilistici, non è legato a formule cromatiche.
Per lui l'ombra e la luce non sono i termini di un vecchio rapporto scolastico.
Le luci hanno una cupa intensità siderale e le ombre son come intrise della serenità dei grandi spazii dove la luce passa senza fermarsi.
A proposito della pittura di Merello ho sentito parlare spesso di esasperazione coloristica.
Io credo che non si possa commettere un errore estetico e psicologico più grossolano.
C'è una bella differenza fra esasperare e accusare.
Press'a poco la stessa differenza che passa fra la furia scomposta di un demente e la collera generosa di un uomo sano di cervello.
Tutti gli artisti accusano le proprie conquiste segnandole fortemente nell'opera d'arte.
E sono appunto quelle conquiste così chiaramente segnate che permettono al profano di rifare il cammino mentale dell'artista: il cammino che conduce alla bellezza.
* * *
Merello ha anche fatto molti disegni a sanguigna e a matita nera perché, come tutti i forti temperamenti artistici, amava lo scheletro delle cose.
Questi disegni sono molto interessanti per due ragioni:
- Primo, per la loro fattura. Strofinando la matita sulla carta e profittando delle asperità della superficie, Merello gettava come una specie di velario fra sé e gli altri segni. Il problema di mandare in là il piano su cui si disegna era a questo modo risolto. Beninteso non era questo il solo artificio ma gli altri artifici eran subordinati a quello.
- Secondo, perché rivelano un curioso equivoco dell'artista ed una sua generosa illusione.
Merello ha creduto che l'Arte lo potesse aiutare a raccontar favole morali e a costrurre castelli filosofici.
Il suo odio per il male, la necessità tragica e bella della battaglia contro il male lo hanno indotto a costrurre molti disegni sull'armatura della sua morale.
E così egli ha spesso disegnato e modellato (era anche scultore) serpenti, mostri alati ed altre creature malefiche.
Ma ad indicare il curioso equivoco dell'artista c'è la serenità e la compiacenza tutta cinquecentesca e italiana con cui costruisce e accomoda quelle figure mostruose.
E questo dimostra che l'artista, partito dall'odio per il male arriva - ed era fatale - all'amore per tutte le creature che sono fatte di male e di bene.
Tradisce senza accorgersene il suo programma polemico moralistico per assolvere un compito più vasto.
Dunque per pesar l'artista non bisogna badare a quelle impalcature ideologiche le quali possono sedurre soltanto qualche ingenuo che vive ai margini dell'Arte.
Ma quando dipingeva Merello era un pittore.
Detta a questo modo pare una grulleria, eppure son così pochi quelli che dipingono perché sono pittori!
Chi dipinge per vanità, chi per vigliaccheria, chi per sbarcare il lunario, chi per patriottismo, molti per vizio, pochissimi, ma proprio pochissimi, quelli che dipingono perché sono pittori.
Merello voleva bene all'aria, al mare, agli alberi e dipingeva perché i colori di questo mondo sono belli.
* * *
Se non ci siete ancora stati andate a San Fruttuoso, andate a Portofino e vedrete che Merello ha ragione.
Ma se vi paresse che quel mare, quel cielo, quei pini son diversi da come li ha visti lui non vi indignate.
Andate cauti e fate un po' di credito all'artista.
Non ve ne pentirete, ne sono sicuro.
Finirete col convenire che Merello vi ha aiutati - anche lui, come tutti i veri artisti - a capire e amare il mondo.
S. Margherita, Gennaio 1926.
ENRICO SACCHETTI
Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra individuale dei pittori C. CARRA', G. DE CHIRICO e postuma di R. MERELLO

