Ruggero Focardi (Firenze 1864 - Quercianella Sonnino1934)
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Ruggero Focardi
Ruggero Focardi non ha bisogno di presentazioni.
Tutti conoscono quale fine artista egli sia e quanta duttilità di ingegno egli abbia.
Pittore e scultore nobilissimo, il Focardi è anche un vigoroso polemista, ed uno scrittore vivace e terso.
Ha combattuto battaglie memorabili per la affermazione e divulgazione della scuola dei Macchiaiuoli toscani, e si deve proprio a lui se le opere del Fattori, del Signorini e del Lega, dapprima quasi dileggiate retribuite a prezzi di fame, riuscirono ad imporsi ed a salire a prezzi altissimi.
Figlio e fratello di due scultori, (Leopoldo e Giovanni, quest'ultimo compagno del Cecioni) Ruggero Focardi cominciò sotto la scuola fraterna a studiare proprio scultura, e sarebbe divenuto uno statuario .se un caso e la propria tendenza non lo avessero, a .sedici anni, sospinto definitivamente verso la pittura.
Ma nel prendere la tavolozza non abbandonò mai la stecca e i suoi busti ed i suoi ritratti plastici se non sono molti attestano la poliedricità del suo ingegno.
Basta guardare quello di Plinio Nomellini, cosi vivo e pulsante, per convincersene.
Nel 1881 si presentò alla Royal Academy di Londra con la prima serie di pitture.
Erano visioni dei dintorni di Settignano ed ebbero meritata fortuna.
Telemaco, Signorini, non appena le vide, fu compreso di sincera ammirazione per questo suo giovane collega che cominciava come parecchi altri avrebbero voluto finire, e, ritornato in Italia: si recò a Settignano per conoscerlo.
Da allora data la fraterna amicizia fra i due artisti.
È, quindi? un errore attribuire alla influenza del Signorini l'arte del Focardi.
Signorini potette solo raffinarla coi suoi sapienti consigli, e, col Signorini, il Fattori, il Borrani, il Lega che formarono un gruppo compatto intorno al Focardi, insieme a Ludovico Tommasi, a Plinio Nomellini, a Luigi Gioli.
Ruggero Focardi degno erede di questa scuola gloriosa, si è dedicato specialmente al paesaggio, che tratta con una pennellata larga e ferma, senza accademismi e senza leccature.
Egli si compiace di renderci in tele ariose, i querceti della sua Toscana, i colli di Firenze, le marine di Livorno, e sopratutto quelle umili scene di vita agreste dalle quali emana il sapore della rustica esistenza.
Molti ricordano le sue campagne animate dai contadini operosi, le stalle nelle quali cavalli ed asini fraternizzano innanzi alla mangiatoia, quei carri massicci trainati da buoi che ergono le teste nella corsa allegra verso casa, dopo una giornata di lavoro.
I suoi cavalli ed i suoi buoi sono veramente fattoriani, intendo dire di ispirazione.
Ma non potremo affermare che questi siano i suoi unici soggetti, pochi artisti avendo, come il Focardi, una varietà maggiore di pittura, varietà, si capisce, di temi, poiché nella tecnica, il Focardi è sempre quel pittore succoso e sostanzioso che conosciamo attraverso le sue visioni di paesi.
Così quando ci rende quel senso di bagnato che rinfresca l'aria dopo le pioggie estive, raffigurandoci un gruppo di vasi fioriti o una distesa di tetti, egli sa rimanere l'artista veramente sano che è, e quando passa a una natura morta ritraendo con umile pennellata nella loro realtà una caffettiera e una fruttiera colma di aranci, e quando rievoca una scena sulla porta del suo studio di campagna con una figura di donna seduta sulle scale ed un bel cane accoccolato sul ripiano, egli resta sempre il fedele interprete del vero.
Del vero visto attraverso il suo felice temperamento di artista.
Parrebbe che il Focardi non dovesse sentire la figura umana, tanto le sue predilezioni per la pittura di paese sono evidenti, ma non è così.
Certamente egli preferisce il paesaggio nei suoi vari aspetti, e la marina, dedicandosi al ritratto solo per necessità di vita.
Ma anche nel ritratto, anche in questa forma di lavoro che diremo, per lui, di costrizione, riesce brillantemente a vincere ogni difficoltà ed a darci delle tele che per calore di pennellata e per forza di carattere sono fra le sue migliori.
E bisogna conoscere quale scoglio sia il ritratto, per ben valutare questo sforzo di un paesista di farne una cosa non solo vivace ma gustosa dal punto di vista puramente pittorico.
Dotato di una ricca tavolozza e di un ingegno ancora più ricco, il Focardi, dunque, è un artista che possiamo, dire completo e interessante sempre.
Per riuscire a ciò egli ha avuto a suo unico maestro il vero.
E, uomo coerente, ha seguito, quando è divenuto insegnante, con i suoi scolari, lo stesso metodo che guidò lui sulla via dell'arte.
"Dico scolari - scrive egli stesso - e qui bisogna intendersi nel senso che sono stato di questi giovani sprone e guida nel duro e difficile avviamento all'arte.
Ecco come si è formata la mia scuola, se scuola si può chiamare.
Scuola non racchiusa nelle quattro pareti del mio studio, ma aperta sul vasto vero negli ambienti locali stessi dove questi miei giovani abitavano e vivevano, dove abitualmente andavo a trovarli e consigliarli sul posto, tra quei caratteri vivi che essi respiravano, sentivano ed amavano".
Questo significa veramente far del bene alla gioventù, questo significa veramente insegnare l'arte.
Se il Focardi è oggi riconosciuto quale serio pittore ed ha le sue opere nelle principali Gallerie pubbliche e private d'Italia e dell'estero, se lo merita non solo come artista ma anche come insegnante...
Ma Ruggero Focardi, h, abbiamo detto è anche uno scrittore, ed un elegante scrittore toscano.
Le presentazioni della Sala del Ferroni a Firenze sul Catalogo della Esposizione della Società di Belle Arti fiorentina dell'anno scorso, e quella per le Sale del Fattori, Signorini e Puccini alla recentissima II Mostra Marinara di Roma, lo attestano.
Nè dimenticheremo la magnifica prefazione al volume del Benaglia per il centenario fattoriano.
In tutti questi scritti egli mostra non solo una conoscenza profonda del soggetto che prende a discutere, ma un equilibrio di giudizio veramente mirabile ed una padronanza della lingua grande.
Dobbiamo anche dire che questo essere divenuto scrittore è una logica conseguenza della sua attività di divulgatore.
Bisogna infatti, riconoscergli il merito grande di avere raccolto e custodito l'eredità dei pittori toscani dell'Ottocento, di averne difeso il valore e quindi illustrata l'importanza e l'originalità nel momento in cui quasi tutti tendevano a contestarle.
Si deve ai suoi sforzi, forse alla sua ostinazione, la prima mostra generale retrospettiva dell'arte toscana? ordinata a Firenze alla Società di Belle Arti nel 1910 che segna la data da cui ebbe inizio il pubblico riconoscimento di quella grande pittura.
Egli contribuì, poi, a determinare la formazione di quella prima raccolta Checcucci che comprende i più bei Macchiaiuoli toscani, e col suo prezioso consiglio ne fece nascere altre ancora a Firenze e a Livorno.
Recentemente da queste ricche collezioni seppe trarre un nucleo elettissimo di opere del Fattori, del Signorini, del Puccini e del Manaresi per la Sala Retrospettiva Toscana alla II Mostra di Arte Marinara di Roma, che richiese il superamento di difficoltà immense ma fu alfine molto bene attuata.
Tale l'artista, lo scrittore, il custode geloso del patrimonio pittorico toscano della seconda metà dell'Ottocento che apre oggi da Pesaro la sua mostra personale.
ARTURO LANCELLOTTI.
Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra individuale di R. FOCARDI, G. C. VINZIO e A. CIAMPI

