Gaetano Previati (Ferrara 1852 - Lavagna 1920)

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Gaetano Previati


Valutazione dipinti Gaetano Previati

Le quotazioni delle opere di Gaetano Previati partono dai 2.000 euro ai 6.000 euro per i suoi studi, dai 20.000 euro ai 30.000 euro per i dipinti più significativi e sino a 50.000 euro per le opere di grande importanza. I capolavori possono superare queste cifre.


Le sue opere raffigurano soggetti storici, tematiche religiose, nature morte, paesaggi e marine. I quadri più ricercati sono quelli caratterizzati da una convinta tecnica divisionista e dai soggetti simbolisti.


Una valutazione è condizionata  dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattare la Galleria Berardi per ricevere una stima corretta.

Dati biografici sull'artista

Spirito irrequieto, fantasia fervidissima, carattere sdegnoso del volgare e schivo d'ogni concessione ai gusti plateali della folla, Gaetano Previati, una decina d'anni fa, rinunciava d'un tratto al primitivo suo indirizzo pittorico, che pure gli aveva procurato premi, giudizi lusinghieri della stampa, approvazioni vivaci del pubblico, e si dedicava tutto, con ardore appassionato, ad una nuovissima arte soggettiva visione estetica, la quale naturalmente suscitò proteste indignate, rampogne beffarde, polemiche rabbiose.

In realtà, invece del tipo abbastanza comune del pittore di belle speranze, dal giorno che fu esposto l'ampia tela «Maternità», iniziatrice, sia come ispirazione sia come tecnica, della sua seconda maniera, nel Previati ogni acuto e sereno intenditore di pittura vide un'artista di spiccata personale originalità.

Se, mercè la conoscenza di ciò che Watts, Puvis de Chavannes e gli altri idealisti del pennello hanno con così gloriosi risultati tentano all'estero, le ostilità Previati si sono andate, in breve periodo di tempo, calmando, la battaglia però intorno a quel primo tentativo di arte simbolica fu nel 1891, a Milano, fierissima e se da qualcuno il Previati si senti forse esaltare anche al di là dei suoi meriti, dai più venne buttato, con malvagia compiacenza, addirittura nel fango.

Di vero, se il Melani osò coraggiosamente scrivere che l'Italia poteva, col Previati, vantarsi di possedere un poeta di più, vi fu chi, esprimendo invece l'opinione della grande maggioranza, affermò che bisognava, senz'altro, affidarlo alle cure del Lombroso.

Ingiustizie ed intemperanze, che, ad una certa distanza di tempo, sorprendono, ma che pur si rinnovano di continuo contro ognuno che in arte tenti di dire qualcosa di nuovo o di diverso da quello che a lui d'intorno sente dire di continuo dagli altri : ingiustizie ed intemperanze che addolorano e torturano un artista, ma che pure giovano a mantenerlo in quello stato di vibrante esaltazione, da cui spesso le opere d'arte attingono un singolare accento di nervosa vitalità.

Nato a Ferrara nel 1852, Gaetano Previati si recò giovanetto a Milano e fece i suoi studi nell'Accademia di Brera.

Nel 1879 egli eseguì il suo primo quadro, su tema dato, « Gli ostaggi di Crema», e vinse il premio nel concorso Canonica.

L'anno susseguente una grande tela, anch'essa di soggetto storico e con una quarantina circa di figure, intitolata « Cesare Borgia a Capua », fu da lui mandata all'Esposizione di Torino e vi ottenne un vivo successo, tanto che venne subito acquistata dal Conte Sauli.

La concezione e la composizione , nella spettacolosa loro teatralità, ne erano abbastanza accademiche, ma qualche gruppo di figure e l'effetto ardito e violento della luce piombante nella pomposa sala da una rotonda finestra laterale rivelavano un'indole artistica « forte ed ardita fino all'esagerazione », come, non a torto, aveva affermato, l'anno antecedente, Filippo Filippi.

A questi due quadri seguirono con abbastanza buona fortuna, altri, come ad esempio, «Cristo e la Maddalena, Carlo Alberto ad Oporto, Antonio Sciesa, Abelardo, Paolo e Francesca e Tasso morente», tutti di soggetto storico o leggendario, d'ispirazione romanticamente letteraria e di carattere oggettivo ed esteriore.

Artefice più o meno valoroso ed interessante, il Previati non era ancora riuscito a manifestare la peculiare sua individualità d'artista.

Qualcosa però d'insolito incominciava a fermentare dal suo spirito e questa qualcosa si rivelava, sotto vari aspetti, in alcuni suoi quadri posteriori, di soggetto e d'ispirazione diversissimi l'uno dall'altro: «Fumatrici di hascisc», «Tiremm innanz» , «Cleopatra», «Penombre».

Il promettente pittore ferrarese devia dunque dalla strada fioritamente tradizionale, in cui aveva fin'allora proceduto con passo sicuro; il pubblico quindi incominciò a sentirai turbato innanzi alle sue nuove tele e la critica ufficiale fece subito il viso dell'armi, tanto che alla sua Cleopatra fu tolto dal consiglio accademico il premio, che pure dalla Giuria gli era stato accordato all'unanimità.

Alla fine, rinunciando alle lusinghe dell'arte sociale, che per un momento, col Tiremm innanz , parve volerlo conquistare, e liberandosi definitivamente da tutti i legami tradizionali, il Previati ritrovò sé stesso e principiò davvero ad essere qualcuno, con quella Maternità, che doveva rappresentare la pietra dello scandalo nella prima delle Mostre triennali milanesi e contro ed a favore della quale dovevansi versare fiumi d'inchiostro.

Una madre, che, assisa sotto un albero, dà il senso al suo fantolino; tutt'intorno una schiera adoratrice d'angioli genuflessi dalle ali candide; e poi, in primo piano, fusti sottili di frumento e steli di gigli e di anemoni fioriti in cima di calici bianchi od azzurri: ecco la scena, in un gamma attenuata di tinte scialbe e con una ondeggiante e direi quasi ritmica striatura di colori divisi, ci presenta questo tanto discusso quadro.

Con esso, Gaetano Previati ha voluto destare, come giustamente osservava Vittore Grubicy in quei giorni di violente polemiche, un'impressione nuova, inusitata, antireale e non bisogna quindi sorprendersi che tutto vi sia arbitrario rispetto alla realtà od a quanto i nostri occhi sono abituati a considerare come tale.

Il Previati avrebbe potuto ripetere con ragione le famose parole di George Frederick Watts: « Io dipingo le idee e non le cose», giacché, con la vaporosa visione di calma e di dolcezza così lontana da ogni precisione veristica di particolari che era riuscito a fissare sulla tela, egli non intendeva soltanto mostrarci una madre col suo bimbo, ma voleva suggerirci il sentimento poeticamente mistico che ispira il mistero ineffabile della maternità.

La Madonna , esposta tre anni dopo a Milano, così squisitamente decorativa con quei sottili fusti di giglio, che a destra e da sinistra si spiegano, come floreale omaggio ammirativo verso il gruppo centrale della Vergine con il grembo il divino fanciullo; il Re Sole, che tanto leggiadramente evoca la galanteria fastosa della Corte di Luigi XIV; il Trasporto di una Vergine, con il lungo interminabile corteo di fanciulle biancovelate ed inghirlandate di fiori, che accompagnano alla tomba la compagna diletta, ecco le tre opere che, insieme con Maternità, meglio e più completamente rappresentano la seconda maniera soggettiva, ideista e simbolica di Gaetano Previati.

In queste tele, oltre l'ideazione suggestivamente visionaria, è da osservarsi con attenzione la fattura speciale, che tanto contribuisce all'effetto totale di esse.

Il Previati, avendo studiato a lungo e con amore i vari complessi problemi tecnici dell'arte pittorica, è stato persuaso dalle sue ricerche e dai suoi tentativi pratici, a rinunciare ai comuni processi d'impasti e di velature per ricorrere, nelle prime tele della seconda sua maniera, al divisionismo, applicato con criteri suoi propri, in modo che, oltre alla maggiore eccitazione sulla retina, raggiunta mercè la divisione dei colori, si ottenesse altresì, con le lunghe e sottili strisce di pasta colorata, piegate tutte secondo un medesimo movimento ondulato, che la scena, pure essendo prossima alle pupille del riguardante, apparisse come veduta a distanza e fosse abbracciata nel suo complesso senza distinzione di particolari.

In un secondo momento poi, essendosi persuaso che il processo meccanico di divisionismo da lui prima usato peccava di rigidezza, egli è andato (a poco a poco) modificandolo ed ammorbidendolo, ottenendo più di una volta risultati luminosi davvero notevoli.

Mentre la maggior parte dei nostri pittori il rimprovero più grave che si possa muovere è la peccaminosa indolenza intellettuale, al Previati invece devesi rimproverare di non sapere abbastanza resistere agli inviti che gli vengono dall'irrequieto fermento d'idee, che tiene in continua agitazione il suo cervello, impaziente d'ogni indugio, smanioso di dare subito forma concreta ad ogni concezione della sua fantasia.

Se talvolta nei suoi tentativi pittorici egli è fallito o, per lo meno, non è riuscito che a metà, la colpa è da attribuirsi tutta alla mancata indispensabile maturazione cerebrale.

Chiedere, come potrebbe fare qualche critico di vista corta, che egli corregga le deficienze o le irregolarità di disegno di alcune figure, significherebbe non comprendere che esse sono soltanto apparenti e sono volontarie, perché, soltanto con lo spogliare d'ogni sensualità di curve e di compattezza carnale le forme umane, si ottiene quella poetica efficacia di sogno simbolico voluta dal pittore.

Ma, d'altra parte, un osservatore accorto e spassionato, contemplando qualcuna delle opere più recenti del Previati, non può disconoscere che certe insufficienze plastiche di essa derivino dalla fretta di portare sulla tela le poetiche figurazioni nate nella sua mente prima ancora che abbiano raggiunta quell'ossessionante evidenza di fantasma, indispensabile a che possano essere trasmutate, senza incertezze, in creature artistiche.

Se Gaetano Previati si persuaderà a piegare la vivida intelligenza alle esigenze ferree di una lenta elaborazione creativa; se saprà, d'ora innanzi, evitare di accoppiare una soave figura di sogno intensamente espressiva ad una informe figura di realtà, come gli è accaduto più d'una volta per non aver voluto aspettare con calma il momento in cui il gruppo gli si sarebbe nella mente disegnato completo ed in ogni parte armonico; se egli, infine, avrà il coraggio di scegliere tra le visioni che gli si affollano nel cervello soltanto quelle che sono davvero degne della superiore vita dell'arte, sacrificando inesorabilmente tutte le altre, ci darà sempre opere belle ed interessanti e meriterà di essere proclamato il campione più ardito ed originale che il suggestivo idealismo pittorico possegga oggi in Italia.

Tratto da: Le Biennali di Venezia - IV - Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia

Previati Gaetano (nota di Vittorio Pica). (pag. 146)

 

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