Raffaello Tafuri  (Salerno 1857 - Venezia 1929)

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Raffaello Tafuri


Valutazioni dipinti Raffaele Tafuri

Le quotazioni del pittore Raffaele Tafuri vanno dai 2/3.000 euro ai 6.000 euro. Alcune rare opere ottocentesche superano queste cifre.


Il mercato di interesse e napoletano e veneto.
I suoi dipinti raffigurano vedute, scene di genere e interni.


Una valutazione è condizionata  dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattarci per ricevere una stima corretta.

Dati biografici sull'artista

Vero tipo di meridionale; basso di statura, capelli e barba oggi brizzolati ma un giorno neri come pece, tinta olivastra, occhi di carbone che sprizzano di continuo scintille. E' vero temperamento di meridionale, nel gesto ridondante e descrittivo, nelle attitudini estemporanee, nella foga irruenta della parola, in quella mobile voce che sa cantare e zufolare su tutti i toni.

Impossibile immaginare un'antitesi più profonda tra lui e l'amico suo Piero Fragiacomo, questo pittore elegiaco, questo spirito raccolto e taciturno. Da una parte, l'esuberanza della passione; dall'altra, l'intensità della meditazione.

Sono anch'io, da molti anni, amico di Raffaele Tafuri. Talvolta ci siamo accapigliati; egli mi ha tenuto a lungo il broncio; ma, anche nei momenti di più fiero dissidio intellettuale, gli ho voluto bene per la generosità del suo cuore, pel volere tenacissimo, per la religione dell'arte e per l'assoluta sincerità.

Incredibile la forza continuativa di lavoro di quest'uomo. Il suo pennello ha ritratto con fervida lena tutti gli aspetti e gli esseri della Natura, il piano, il colle, la montagna, il fiume, la marina, gli alberi, i fiori, le creature umane, gli animali. Egli si e compiaciuto con eguale amore nei paesaggi del settentrione e in quelli del mezzogiorno, nella verde campagna di Feltre cosparsa di pometi (oh! il sacrilegio dell'invasione straniera!), come nelle spiagge luminose di Salerno e di Amalfi. La raccolta ch'egli qui espone non è che una parte esigua dell'infaticabile sua opera.

Dico subito quello che subito si vede: la pittura di Raffaele Tafuri è, per istinto e per proposito, aliena dal modernismo; il quale, se per alcuni artisti e ricerca ammirevole di rapporti, di mezzi e di effetti nuovi, per altri e moda, e vezzo d'imitazione, o voglia di segnalarsi più per uno sforzo di analisi critica e tecnica che per impulso di inspirazione spontanea. "Volli - dice onestamente il Tafuri - tenermi fermo nel circolo delle mie visioni; non mi scostai dai risultati che il mio ingegno, quale si sia, poteva offrire al pubblico; e al pubblico mi presentai sempre con gli abiti miei, modesti, ma tagliati alla mia persona e non presi d'accatto."

Sincerità, ripeto: sincerità che batte costantemente la sua via e mira alla sua meta, senza volgere lo sguardo per vedere che cerchino e che tentino i compagni di destra o di sinistra.

Questo stesso carattere di sincerità, senza deviazioni è nel suo contegno e nella sua parola. Vita specchiata, a fianco della sua buona e dolce compagna; privazioni serenamente tollerate per amore di un ideale; scatti irrefrenabili contro ogni ingiustizia effettiva o presunta; adorazione per le bellezze della natura e odio, odio vero, contro chi le deturpa, o per ottusità di sentimento o per sordido interesse. Basti rammentare la parte ch'egli ebbe nella campagna per la difesa del paesaggio, l'aspra lotta da lui sostenuta per l'incolumità dei giardini e del panorama di Salerno.

Tolgo da una sua lettera (Raffaele Tafuri è anche arguto scrittore) questo brano: "Vorrei poter aprire, come i commercianti, i libri del Dare e dell'Avere, dell'Attivo e del Passivo, del Profitto e delle Perdite, per trarne un'esatta immagine della mia vita d'artista. Ma non posso, perché quei libri non li ebbi mai nemmeno nella memoria, cosi da essere in grado di servirmene ora. Le soddisfazioni, i dolori, le speranze, le ansie, le illusioni e le delusioni, la smania del lavoro, la volontà, la tenacia, il sacrificio, si sono alternati così precipitosamente e fusi insieme nella mia esistenza, da farmi credere di essere vissuto un giorno e un a secolo. Questo paradosso ti dica che ringiovanisco e invecchio, che sono assetato di cose non conseguite e stanco di cose provate".

Ma veramente io non ritrovo nella sua arte segni di stanchezza dell'opera compiuta. Egli e sempre fedele alla sua ingenua visione di giovinezza: egli non cessa di tradurla in forme e in colori, in letizia di luci e in malinconia d'ombre, con quello schietto abbandono che piacque a Francesco Paolo Michetti e pel quale Peter Severin Kroyer ebbe parole di calda simpatia.

Che la fortuna arrida a questa Mostra! Sarà degno compenso alle doti dell'artista e alle virtù dell'uomo.

 

A. FRADALETTO

Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra individuale del pittore Raffaele TAFURI

 

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