Norberto Pazzini (Verrucchio 1856 - Roma 1937)
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Norberto Pazzini
Valutazione dipinti Norberto Pazzini
Le quotazioni delle tavolette, delle piccole tele e dei migliori pastelli vanno in media dai 1.000 euro ai 2.000 euro, invece per le opere più importanti possono superare i 8.000 euro.
Le sue opere raffigurano panorami romagnoli con scene agricole, contadini e buoi.
Il mercato di interesse è romagnolo e laziale.
Una valutazione è condizionata dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattare la Galleria Berardi per ricevere una stima corretta.
Dati biografici sull'artista
In un mattino triste e nebbioso dell'inverno del 1874, un giovinetto quattordicenne giungeva solo e smarrito dal lungo viaggio alla stazione di Roma, spinto dal desiderio ardente di dedicarsi agli studi artistici nella città, che così nobile fascino esercita su chi ami di ispirarsi alle glorie della sua millenaria tradizione.
Dal piccolo paesello di Verucchio, in provincia di Forlì, Norberto Pazzini, animato da una grande fede nel proprio amore alla pittura, era venuto in Roma per trovare un desiderato respiro alla sua arte, e per raggranellare il denaro necessario alle spese del viaggio aveva esercitato ogni mestiere, aveva sofferto umilianti privazioni. Nè la città gli riservava subito incoraggiamenti e speranze, in quanto l'incognita della vita quotidiana, le tristezze della solitudine, le angustie economiche lo afflissero per vari anni, senza che egli si abbandonasse mai a dolorosi scoramenti, nè che lo assillasse il pensiero di tornare al suo paese, dove la tenerezza della madre lo circondava di cure amorevoli e nulla mancava ai bisogni modesti e semplici della sua vita.
Prima di partire, un pittore romagnolo, allora in voga, gli aveva chiesto se per venire in Roma a studiare fosse disposto a soffrire la fame e Norberto Pazzini aveva risposto di si. Ma nella capitale doveva trovare disagi assai più gravi di quanto non si attendesse al momento di porsi in viaggio. Una famiglia amica, che abitava in campagna, fuori di una delle porte della città, lo aveva ospitato nei primi tempi ed egli per frequentare le lezioni all'istituto di Belle Arti doveva percorrere ogni giorno vari chilometri. Ma la vita urgeva coi suoi bisogni impellenti e il giovine, abbandonata l'ospitalità degli amici, si adattò a prestare umili servigi ad una famiglia, che in cambio gli concedeva rifugio in un bugigattolo a pianoterra, umido e buio. E frattanto la sua pittura, nata in Verucchio nell'umile bottega del padre, accanto al deschetto da calzolaio, alimentata dallo studio paziente ed assiduo, vivificata da un sincero e sano amore per la natura, assurgeva a quella espressione di chiarezza e serenità, che ne divennero poi le principali caratteristiche. Il bisogno di guadagno lo costrinse a fare illustrazioni per giornali per conto di altro artista, a disegnare per architetti, a frequentare la scuola di anatomia per averne commissioni di disegni, e ne ottenne anche dal celebre Prof. Panizza; senza che tale operosità lo distraesse tuttavia dal perseguire il suo ideale artistico, o comunque a deviarlo.
Nel 1885 egli poté avvicinare, con animo commosso ed ammirato Giovanni Costa, una delle più eminenti personalità di quel tempo e che esercitò una grandissima influenza non solo con la sua pittura, che si svolse tra un inno e una battaglia; ma anche con l'austerità dell'esempio.
Il Costa fondò la Società: In Arte Libertas, che accolse allora i pittori più in fama, che si strinsero intorno al maestro per difenderne e diffonderne la nobiltà e la purezza degli ideali.
Norberto Pazzini fu degli scolari del Costa tra i più assidui, e grande fu la sua commozione quando il Maestro non appena gli venne presentato ebbe a dirgli: a “Conosco i suoi figliuoli, di buona razza e rari in questi tempi”
Dalla scuola del Costa l'arte di Norberto Pazzini conseguì qualità definite. La sua pittura, libera da incertezze, scevra da influenze esotiche, nella pura fonte dell'ispirazione del vero, si è mantenuta fedele agli insegnamenti che Giovanni Costa sempre professò e che, applicati con successo a molte delle più significative sue tele, esercitarono così elevato ammaestramento in quel periodo di transizione. E Norberto Pazzini anche oggi si attiene a quei principi, perché rispondono al suo ideale artistico, all'intima essenza della sua anima, alla sua semplice laboriosità, alla sua indipendenza di vita e alla serenità costante del suo spirito.
A sessantasei anni, vegeto e forte, ogni mattina, durante l'estate, l'alba del suo paesello lo sorprende già in campagna a dipingere e nell'inverno in Roma, alle prime luci è già davanti al cavalletto, intento al lavoro.
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Questa Mostra accoglie del pittore romagnolo un completo ciclo, opportunamente: dalle prime tavolette del 1876, semplici esercitazioni giovanili, in cui tuttavia le qualità migliori dell'artista già si appalesano e la realtà degli elementi è ritratta con solido segno, esatta prospettiva e cura amorosa del dettaglio, fino agli ultimi paesaggi compiuti in questo anno, in cui l'arte di Norberto Pazzini, accettando dalla modernità tutto quanto non sia in contrasto con la sua visione pittorica, raggiunge un equilibrio sicuro, e la idealizzazione del paesaggio consegue con più efficacia quel senso di riposo e di serenità che è in tutta l'arte pazziniana. Arte sana, in cui si respira liberamente e per cui il paesaggio italiano viene celebrato nella sua bellezza più varia e più pura, con animo commosso, con visione schietta, senza timore di renderne i più minuti dettagli, fino nei fiori squillanti tra il verde tenero dell'erba di un prato fino nel particolare costruttivo di ogni tegola dei tetti delle case del suo paese.
E il titolo del quadro si manifesta in ogni tela il movente lirico dell'opera, il tema che l'artista esalta con gioia. Così nel quadro Pace domestica la idealizzazione del modesto e tranquillo ambiente famigliare raggiunge la commozione. La luce tenne e diffusa della stanza è in efficace ed opportuno contrasto col paesaggio solatio, che spazia di là dalla finestra, e ogni elemento dell'opera rispecchia quell'amore, col quale l'artista celebra qui poeticamente la vita serena della sua casa. Il tono e gli effetti delle luci, l'atteggiamento della donna, nella calma compostezza del suo lavoro, ricordano un altro grande pittore poeta: Gioacchino Toma.
Dipingere è per Norberto Pazzini un godimento e scelto il soggetto e racchiusolo nella cornice, egli tutto lieto ritrae il suo piccolo mondo, senza preoccupazione e senza obbiettivi estranei al suo piacere. Terminare significa per lui finir di godere e per questo egli vi dice con grande naturalezza che certi quadri non sono mai compiuti per lui e che continuerebbe a lavorarli per molti anni. Nè con queste attitudini può credersi che l'arte del Pazzini risulti priva di varietà negli aspetti e nel significato.
Dalla tela Pace domestica ai paesaggi: Mattino d'autunno, Mercato, Vespero, ai quadri di figura: Mendicante, e Golf bleu, la cura dell'artista si palesa estremamente sensibile e l'osservazione attenta e sorvegliata del vero muove da una ispirazione serena, talché le peculiari e tipiche qualità del soggetto raggiungono la migliore efficacia, in quanto egli sa mantenere sempre un opportuno equilibrio tra una tecnica solida, schietta e semplice nell'impasto dei colori e un sentimento e sano vigile della natura.
Giovanni Costa gli scriveva: «Goda lavorando il più schiettamente che può dalla natura, nella felice dimenticanza di processi e maestri, colleghi e campanili». Parole d'oro che i giovani dovrebbero meditare !
Norberto Pazzini per quarant'anni si è attenuto a quel consiglio ed ha acquistato una personalità artistica e un chiaro stile.
TOMASO BENCIVENGA
Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra personale di Norberto Pazzini

