Leonardo Bazzaro (Milano 1853 - 1937)
Siamo interessati all'acquisto di quadri del pittore Leonardo Bazzaro
Forniamo gratis le quotazioni dei quadri e dei dipinti di questo pittore
Siete in possesso di opere d'arte, dipinti o acquerelli di questo artista?
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Possiamo fornirvi una valutazione gratuita, immediata e senza impegno, indicandovi i prezzi più recenti del pittore Leonardo Bazzaro.
Tel.: 328 3151953
Potete inviare le foto via email a:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
o via WhatsApp: 328 3151953
In caso lo riteniate necessario sarà possibile prenotare gratuitamente un appuntamento in tutta Italia!La Galleria Berardi è specializzata nelle opere di Leonardo Bazzaro. Siamo tra i massimi esperti di questo pittore e forniamo le quotazioni e i prezzi in maniera assolutamente gratuita.
In caso di vostro interesse all'acquisto o alla vendita di quadri di Leonardo Bazzaro siamo in grado di fornirvi tutta la consulenza necessaria. La discrezione, la rapidità nelle risposte, la serietà nella trattativa contraddistingue la Galleria Berardi nella trattativa dei dipinti di valore di questo importante artista.
Leonardo Bazzaro
Dati biografici sull'artista
Leonardo Bazzaro nacque in Milano da famiglia varesina nel 1853. Studiò all'Accademia di Brera sotto il Bertini, che allora i giovani preferivano all'Hayez, artista più severamente conservatore.
Ma neppure il Bertini comprese la vera inclinazione del Bazzaro verso la pittura di paesaggio e lo induceva a dipingere degli interni. Il Duello, soggetto romantico ispirato un po' a Delacroix, gli valse nel 1878 il premio Fumagalli e con altri quadri dello stesso genere - La Vestizione, La sala del Consiglio nel Castello d'Issogne, Il Saccheggio, Il Coro di San Vittore - procurò al giovanissimo pittore una discreta rinomanza. A venti anni il famoso negoziante parigino Goupil lo impegnava a dipingere per lui. La combinazione era ottima dal lato finanziario: ma un bel giorno, il Bazzaro fu sazio di dipingere « interni »; l' «aria aperta», che costituiva allora l'aspirazione di tutti i più audaci novatori, lo tentava come una bella donna. Ma Goupil non era del medesimo avviso: gl' « interni » erano allora di moda e il mercante vedeva l'arte soprattutto sotto cotesto aspetto. Fra la fortuna e l'arte il giovane Bazzaro optò senza indugio per l' arte.
E allora si operò anche nella sua tecnica, nella sua visione, nella sua tavolozza un profondo mutamento: il soffio rinnovatore dell' impressionismo francese animò tutte quelle aspirazioni, quelle preoccupazioni e quello spirito di ricerca che fecero di lui, press'a poco, quel pittore colorista robusto, immediato, caldamente lirico che noi conosciamo.
Ma Bazzaro non imitò i francesi; si rinnovò senza rinnegare la legge fondamentale del suo temperamento e quindi della tradizione - la tradizione lombarda - che, sia pure inconsapevolmente trova in alcuni aspetti della sua pittura una logica evoluzione.
Nel paesaggio il Bazzaro trovò lo schema più confacevole alla generosità e allo sgorgante empito lirico della sua tavolozza.
Nel 1878 l'artista fece un viaggio a Venezia. Questo avvenimento, in apparenza assai comune, doveva segnare una nuova stagione della sua arte - una stagione fecondissima di frutti belli, succolenti, saporiti. L'incanto che esercitò su di lui la Laguna e la profusione varia del colore nel golfo veneziano - che va dai toni accesi e giocosi ai più tenui e illanguiditi, come pervasi di tenerezza e di malinconia, - decise il Bazzaro, e con lui Mosè Bianchi, a stabilirsi a Chioggia per dipingere.
Il periodo chiozzotto del Bazzaro è uno dei più intensi e felici per la sua arte. Se le innumerevoli tele che egli dipinse a quel tempo, e che sono oggi disseminate in tutto il mondo, si potessero riunire, esse costituirebbero un vero e proprio poema coloristico celebrante gli aspetti più caratteristici e più affascinanti di quel mare, di quella terra e dei suoi abitanti.
Anche la montagna ha di poi ispirato a più riprese l'artista, la montagna intesa, soprattutto, come l'ossatura possente di un organismo cromatico ricco vario intenso, nell'atmosfera pura e sotto la luce tagliente. Le verdissime vallate Valdostane, i boschi ricchi come velli vegetali del Mottarone, il Lago Maggiore dagli aspetti ora languidamente sorridenti ed ora corruschi furono i luoghi che più ispirarono la sua arte ricca e molteplice.
Leonardo Bazzaro è uno dei pochi maestri del colore che - pur nella propria spiccata originalità ed avendo sentito l'importanza delle correnti rinnovatrici del suo tempo - meglio si riconnettono alla tradizione sei-settecentesca della sensuale e salutosa pittura italiana, in quella accezione di forma - colore, di cui i capilavori dei Veneziani del Cinque e Seicento furono i capisaldi fondamentali. Egli trova un riscontro nel nostro tempo in altro pittore esuberante, fruttuoso, dalla pennellata generosa e potente, insofferente anch'egli d'indugi grafici e di compulsazioni intellettuali: Antonio Mancini. Ma dal pittore romano-napoletano, il Bazzaro si diversifica spiccatamente per gli stessi caratteri etnografici-regionali che sono alla radice dell'arte dei due artisti, la cui fisiologia e psicologia pittorica - per così dire - è cosi saldamente connessa all'anima e agli aspetti del loro ambiente natio. Più ardentemente sensuale e materialistico il colorismo del romano; più compenetrato, quello del milanese, dall' ombra tenuissima e diffusa, che è come un riflesso, rasserenato nella gioia del sole, della mestizia romantica del Piccio e del Ranzoni - antenati spirituali del Bazzaro.
M.T.
Tratto da: Le Promotrici di Belle Arti - La Fiorentina primaverile

