Giorgio Belloni (Codogno1861 - Azzano di Mezzegra 1944)

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Giorgio Belloni

Dati biografici sull'artista

Giorgio Belloni è un paesista sereno e sincero, entrato nell'arte trent'anni fa quando per essere un buon paesista bisognava saper dipingere dal vero un paesaggio.

Oggi pel paesista davvero moderno il paesaggio reale è solo un occasione, un ricordo, un vocabolario dove talvolta egli cerca una parola, una frase, magari una citazione.

Il paesista moderno deve, dicono, dipingere sè stesso, cioè l'animo proprio e la propria passione: uno stesso macigno se egli è innamorato e felice può apparirgli azzurro o roseo; se egli è solitario e infelice, nero o viola; mai gli apparirà color di macigno.

Il Belloni invece si propose innanzi tutto di dipingere bene quel che vedeva; e il suo sentimento spontaneo e profondo, si rivelò al pubblico prima che a lui stesso.

Lombardo di Codogno, dov'è nato nel 1861, fu a Brera sotto il Bertini e a vent'anni espose per la prima volta un Coro di San Vittore, il saggio di virtuosità che allora era di moda.

Poi visse a Verona, e tornò a Milano solo nel 1890.

A Milano nel 1883, a Venezia nel I887 si cominciò a vedere che quel suo verismo cui l'esempio del Carcano non era estraneo, nascondeva un poeta nostalgico e malinconico, innamorato del silenzio e della solitudine.

A Venezia il Vento fu comprato dallo Stato, Torna il sereno dal Museo Revoltella di Trieste.

E poiché egli li a Milano e a Firenze, espose qualche ritratto e poi non ne espose più, si poté anche concludere che egli si era dato tutto al paesaggio appunto per effondere in solitudine, con una piana pittura, quel suo sospiro verso la pace.

A Venezia nel 1887 aveva mandato anche una via cittadina sotto la pioggia, Tempo triste, e anche le vedute cittadine abbandonò per la montagna e pel mare. D'anno in anno i suoi paesi e le sue marine raggiunsero un equilibrio, una misura, una sicurezza di impressione, un'unità di luce e una profondità di cieli incantevole.

Un suo quadro esposto a Torino nel 1898, nel quale due bambine contemplano ammaliate, da dietro una vetriata, il mare in tempesta, e il ritratto dell'anima sua sempre nuova e stupefatta davanti alla natura, un po' timida ma assetata d'infinito.

UGO OJETTI

Tratto da: Le Biennali di Venezia - XI - Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia

 

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