Cesare Tallone (Savona 1853 - Milano 1919)
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Cesare Tallone
Valutazioni dipinti Cesare Tallone
Le quotazioni del pittore vanno dai 1.500 euro ai 2.500 euro per i dipinti di paesaggio con massime di 8.000 euro per opere rappresentative. I ritratti sono meno ricercati e sono valutati dai 2.000 euro ai 3.000 euro. I capolavori possono arrivare ai 20.000 euro.
Il mercato di interesse è lombardo.
I suoi dipinti raffigurano figure di genere, ritratti, paesaggi e nature morte.
Una valutazione è condizionata dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattarci per ricevere una stima corretta.
Dati biografici sull'artista
Cesare Tallone ha cinquantacinque anni ed è ligure di nascita, propriamente di Savona.
Quanto del carattere di sua, gente sia rimasto in lui, è arduo a cercare, più arduo a definire nel giro di pochi periodi.
Pittore di vocazione, anzi di grande immediata vocazione, ebbe una fanciullezza analoga a quella del maggiore artista ligure del secolo XIX.
Nicolò Barabino.
Allogato adolescente presso un pittore alessandrino di qualche virtù, migliore assai del nome che ebbe, il Sassi, peregrinando per lavori di decorazione dall'una villa all'altra della Riviera, manifestò con tratti si limpidi la sua vocazione istintiva, che suggerì ai parenti di inviarlo a studi normali a Milano, a Brera.
I quali il giovinetto regolarmente, con la tenacia silenziosa e gioconda che è del suo innesto ligure-lombardo, compì alla scuola del Bertini, sullo scorcio estremo della direzione di Francesco Hayez.
Alla figura venne iniziato dal maestro dal quale indubbiamente trasse il rigor fermo dei principi tradizionali e quella concisa nobiltà espressiva che pongono talun rifratto del Bertini in alto luogo nella storia della pittura moderna.
Se non che la natura ardente e libera del Tallone lui preservò dall'irrigidimento precettistico del Bertini e lo soccorse mirabilmente lungo vie nuove.
Verista per visione positiva del vero; impressionista per tendenza emotiva e simpatia cremoniana d'elezione, corse il mondo a tentare, a integrare, a cercare compiutamente se stesso.
Da Londra tornò con l'anima abbacinata dal Velasquez - e la traccia di questa luce è indelebile nella pittura della maturità talloniana - a Venezia, a Parigi, in Roma visse nell'intimità di Tiziano e del Tintoretto.
La gran triade spiega meglio di molte parole le origini e la direzione dell'arte del nostro.
E quando si aggiunga che ebbe a fratelli della prima battaglia Antonio Mancini e Guido Boggiani di cui in Roma divise i tormenti, le angustie del vasto sognare e del ristretto vivere, e le speranze gloriose della presta aurora, avremo nel quadro dei nomi lineato per armonizzazione d'ambiente e per distacco di figura, Cesare Tallone.
Le sue opere ?
Il visitatore della Mostra lagunare ne trova coordinato il fiore - non, tutto il fiore ed è gran jattura dell'artista e degli studiosi; - il fiore così come successivamente sbocciò in tre mirabili primavere.
La prima da quando il pittore ebro della forma, uscito tutto rorido di frenesia ammirativa per le grandi masse (ed è di questo, periodo un gran quadro storico, tratto dal Gregorovius ora di proprietà Borghese La vittoria del Cristianesimo possente nella rivelazione della solida padronanza del segno e nel pieno, irrompere del colore) andò a mano a mano costringendosi ed equilibrando sì da fondere - e la parola - il vero del ritratto e dello studio in talune delle più larghe e gagliarde opere della pittura moderna.
Alcuni abbozzi, come il ritratto del tenente Buffa e quell'affascinante ritratto del Davog!io - ora di proprietà Engel -debbono tenersi per esemplari.
La seconda va dal Beone, alla Massaia, alla Maternità.
Nessun pittore italiano diede al vero più di volume, di sangue di piena comunicazione inspirata.
Il Tallone qui fu un compendio di conquiste tecniche, alfiere dell'avvenire e custode capace della massima tradizione della Rinascita.
Ne l'iperbole assertiva può; nuocere a tanto artista.
Egli sovrasta, nella figura, per un'altitudine che s'indora di quanta luce la generazione successiva a Tranquillo Cremona e a Mosè Bianchi, accolse in Lombardia e diffuse in Italia: giusto che gli si attribuisca titolo e lauro di Maestro.
Terza primavera, la presente: questa del ritratto della marchesa Clerici, del nudo femminile, ultimissima bellezza del pennello talloniano.
Il verista positivo e l'impressionista squillante della giovinezza, si lascia ora blandire dal fastoso sfoggio, dalla facilità feconda, dall'ostentazione di una sapienza che attinge la virtuosità e, talora, meno incide, con i corpi, le anime; ma tal'altra il segreto di questa tecnica, per cui il pittore cerca del vero il linguaggio che traduca la sintesi interiore, l'anima arcana e ne' fermi a tutto fuoco la parte onde s'innuclea e vuol farsi evidente la sintesi stessa - tocca fastigi di forza, di finezza, di compiutezza eccellenti.
Il pittore, insegna arte, ora, all'Accademia di Brera, nella scuola del suo maestro Bertini.
E venne a questa dalla scuola di Bergamo.
I suoi allievi sono una legione e suonano di nomi già sorrisi dalla fama.
Giovanni Borelli
Tratto da: Le Biennali di Venezia - VIII - Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia

