Carlo Fornara (Prestinone 1871 - 1968)
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Carlo Fornara
Il suo paese nativo è Prestinone, in Val Vigezzo; la data della nascita, il 21 ottobre 1871.
Lo istradò alla pittura Enrico Cavalli, che in Francia, a contatto dei luministi, aveva appreso la loro tecnica speciale e la maniera di colorire, e forse, invogliatovi dal suo primo maestro, anch'egli, il Fornara, si recò a Parigi, visitò i principali centri artistici francesi, rivolgendo in modo particolare la sua attenzione ai luministi. Esordì alla Triennale di Milano del 1891 con due quadri, Ricordanze e Officina, ma non era ancora il divisionismo, nel quale decisamente si mise con quell'En plein air (di proprietà del sig. Pogliani, di Milano), frutto di febbrili ricerche tecniche, i cui audaci rapporti cromatici parvero stonature alla Giuria della Triennale milanese del 1897, che lo rifiutò. Lo accolse invece, poco dopo, un'esposizione di Pietrogrado, dove lo scacco ambrosiano fu compensato da un vivo successo di critica e di pubblico.
Da quel tempo, nelle mostre divisioniste organizzate da Alberto Grubicy a Parigi, a Londra, ad Amsterdam, a Bruxelles, a Monaco, la sua fama si diffuse anche all'estero. In Italia, per ricordare le esposizioni più importanti delle sue opere, ebbe una sala personale alla Biennale veneziana del 1914 ed una alla Biennale romana di quest'anno.
Il suo culto pittorico dell'alta montagna, la somiglianza del paesaggio ossolano, cui egli s'ispira, con quello engadinese, e la tecnica segantiniana a filamenti avvolgenti da lui adottata, gli procurarono la taccia, alquanto superficiale, di imitatore del Segantini. Ma è certo che un sentimento diverso anima le sue tele, un sentimento mite, sereno, quasi pascoliano, che si stacca dalla pensosità filosofica, dall'umanità profonda e quasi tragica del suo grande precursore. I suoi quadri sono dolci egloghe, d'una poesia tutta cromatica e luminosa. L'elemento essenziale di suggestività della natura — ci diceva, or è poco, egli stesso — consiste per me nel colore e nella luce. Così è che per rendere efficacemente le sensazioni ch'io ricevo dal vero adopero la tecnica divisionista, a cui sono stato condotto non dall'opportunità di seguire una moda trionfante, ma da un bisogno del mio temperamento e quando questa tecnica era aspramente combattuta".
Fra le sue opere più notevoli sono da ricordare: Meriggio sulle Alpi (nella Galleria della sig. Bianca Marchesi, Londra), Vespero d'inverno, L'Alpe, Fine di autunno, in Valle Maggia, Chiara pace (presso il comm. Mulatti, Milano), Alba. .Mattinata sulle Alpi (presso il comm. Rossi. Milano), Cimalmolto (presso l'ing. A. Zust, Milano), ecc.

