Vincenzo Migliaro (Napoli 1858 - 1938)
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Vincenzo Migliaro
Valutazione dipinti Vincenzo Migliaro
Le quotazioni dei numerosi quadri di Vincenzo Migliaro vanno in media dai 1.000 euro ai 5.000 euro, sino a 10.000 euro per gli oli più importanti e possono superare 20.000 euro per i capolavori.
Il mercato di interesse è napoletano e milanese.
I suoi quadri raffigurano la vita napoletano, scene e figure di mercato.
Una valutazione è condizionata dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattare la Galleria Berardi per ricevere una stima corretta.
Dati biografici sull'artista
Parlo con gioia affettuosa e con viva e costante ammirazione di questi artisti co' quali ho passato la mia giovinezza.
Vincenzo Migliaro, la cui vita appartata ha un ritmo, sempre uguale, di studio e di ricerca, si lascia considerare come assorbito da uno stato di quasi misantropia.
Ma siamo in presenza d'una natura piegata in una meditazione che le insofferenze e le irrequietezze dei giovani non hanno voglia e tempo di sopportare.
In presenza d'un concetto posato, che ottiene lume, sì, dall'impeccabile colorito ma che non abbaglia per queste forme.
La penetrazione delle cose, la conoscenza della loro anima muta, il desiderio che esse pur s'esprimano, e tocchino, e palpitino perfino d un mistero o d'una tragicità penetranti, riassumono le caratteristiche intime e formali - le principali - di questo appassionato osservatore della sua Napoli - artista nel senso più completo della parola e degno davvero d'averne ricercati e riprodotti gli aspetti più suggestivi, che per sua mano, e forse per la prima volta da che Napoli fu illustrata, la liberarono da' luoghi comuni che la sciorinavano sfacciatamente non pure in ciascun degli emporii d'arte spicciola di via Chiatamone, quanto - Dio ci perdoni - in qualcuna delle nostre non tanto remote Promotrici.
Ho amato questo compagno delle attonite mie peregrinazioni pe' dedali d'una metropoli - or luminosa, or fosca, or suonante e fumigante tra chiarori violenti, ora sbarrata da silenziose ombre profonde - ch'è la più singolare del mondo.
L'ho amato per la contemporaneità delle nostre sensazioni, per la loro somiglianza, per la cronaca palpitante ch'egli ne riesciva quasi a incidere in tele magistrali.
L'ho amato e l'ho stimato per la nobiltà, sopra tutto, ch'egli ha saputo conferire pur agli aspetti più realistici di questo loco famoso in cui siamo nati tutti e due e che davvero pare creato, da un genio amico de' sensibili artisti, per tutte le loro gioie assaporatrici.
L'ho amato e l'amo per l'elevatezza che si è sempre accompagnata alle forme coscienziose delle sue riproduzioni, per la serietà, la sobrietà, il buon gusto che hanno presieduto a ogni passo di questo comento appassionato, così sentito e così persistente.
Egli appartenne - nell'età bella delle desiderate se pur piccole conquiste che l'arte ci offeriva sorridendo - non pure all'arte letteraria ch'io stesso tentavo, ma alla mia vita medesima, inebriata, come la sua, da quelle che ci sembravano meravigliose e incessanti scoperte.
Fu un amico e un fratello.
Di questo Maestro discorro dunque con quella desiderata emozione che, ogni volta ch'io m'occupo di lui, penetra profondamente il mio cuore.
Vincenzo Caprile ha avuto la meritata fortuna di sentirsi non pur vantare senza riserve fuori della patria ma di assistere, in tutti i luoghi dell'arte, alla sua sincera celebrazione.
L'eclettismo gentile della sua tavolozza e delle sue concezioni è noto e apprezzato: da tutte le Mostre d'arte, italiane e forastiere, gli è venuta da gran tempo l'invidiabile notorietà che circonda il suo nome e la sua copiosa e magnifica fatica.
La seppero conquistare una costanza, una passione che si costituì come un vero dovere verso l'Arte, e la leggiadria, efficace e sapiente, di favoriti componimenti, che non hanno, sì, la pretesa di parer alti o pensosi, ma che pure le umili cose descrivono con la rara impeccabilità d'una fattura amabile e suggestiva.
E' di una risaputa mitezza la natura di questo insigne artista, e sono della sua natura le sue preferite elezioni.
Chi non conosce almeno le principali delle sue tele così consolanti, così piene di grazia e di armonia?
Anch'egli ne ha cavato la maggior parte dalla città che gli diede i natali e dove ogni giorno ritrova esca novella: ma un'altra parte, che gli hanno apprestato i frequenti viaggi, specie a Venezia, di Venezia gli ha fatto additare, con la stessa impeccabile bravura, le luminose sontuosità, le stradicciuole goldoniane e i traghetti e le piazzette e le botteghe da caffè insigni documenti di amore e di studio, che di sua mano hanno avuto e avranno sempre un significato e un'importanza non solo in relazione con le più belle cose d'arte del genere, ma con la storia stessa di quella, tra le città del mondo, la cui lirica immortale s'è trasfusa nell'anima di ogni grande poeta e v'è diventata come una melodia vibrante d'esaltazione e di tristezza.
S. DI GIACOMO.
Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra di Vincenzo GEMITO, Vincenzo CAPRILE e Vincenzo MIGLIARO

