Antonio Discovolo (Bologna 1876 - Bonassola 1956)
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Antonio Discovolo.
E' un artista che si presenta completo e giudicabile, in tutta la piena maturità della sua arte, della sua vita e della sua fama. Ha una personalità decisa e ancora in evoluzione, che non permette di determinare da che scuola essa derivi e non lascia supporre dove si arresterà e concluderà. E' un pittore di sensibilità moderna che non disdegna la tecnica e la maniera antica, che passa dal vero all'immaginario, e dalla pittura di paese alla pittura di ritratti sempre con le stesse qualità di disegno e di colore. La monotonia d'intonazione di alcune sue tele e più apparente che reale: ogni quadro sviluppa un motivo, ogni quadro affronta un problema tecnico per risolverlo.
Pittura onesta come il suo autore; schietta ma meditata anche quando appare più improvvisata e facile, arte aristocratica e delicatissima che rifugge dalle ciarlatanerie di accatto cui spesso si abbandonano i giovani per stupire il pubblico. A veder raccolta l'opera di Antonio Discovolo, si direbbe che tutta la disperante inquietudine artistica che caratterizza il primo ventennio del nostro secolo non l'ha turbato nè corroso: egli è rimasto 'fedele' non al proprio programma; ma al proprio temperamento. Si vede subito ch'egli non ha un programma, ch'egli appartiene a quella schiera di artisti «felici» che operano senza preoccupazioni teoriche e senza fisime rivoluzionarie. La sua facilità spontanea e laboriosa si sviluppa di anno in anno, e procede di opera in opera senza tormento.
La gioia istintiva con la quale egli si emoziona, genera l'emozione del pubblico che lo ammira e lo segue di esposizione in esposizione, affascinato dalla piacevolezza squisita dell'ispirazione e dell'arte «Tanto dai alla tua arte quanto ne ottieni». Anche chi non lo conosce personalmente, lo immagina un po' ascetico e un po' mistico, trasognato e esiliato dalla vita, assorbito in una religiosità contemplativa adoratrice della natura in tutti i suoi aspetti e in tutte le forme. Se anche non gli vedessimo create dal pennello ed evocate sulla tela le divinità dei miti primitivi lo immagineremmo credente in un soprannaturale che anima le solitudini della montagna e del mare.
In questo si ricollega al curioso paganesimo estetizzante che ispira tanta arte dell'anteguerra dove il vecchio Bocklin immaginava come il divo Wagner ondine abitatrici del mare e dei fiumi e Debussy fingeva con l'armonia sinfonica le distrazioni pomeridiane di un Fauno vagabondo e Franz Stuck appollaiava in ogni albero una ninfetta e faceva cavalcare per le praterie centauri caracollanti come quello che Gabriele D'Annunzio vide fendere a nuoto le acque del Serchio; e René Menard ripopolava di classiche Dee gli orizzonti dei paesaggi mediterranei e Giovanni Segantini aveva creato fantasmi d'amore e di morte, divinità cristiane e angeliche, di disperazione e di rassegnazione nelle sfere diamantine delle montagne sublimi.
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La figura pittorica e l'opera di Antonio Discovolo si formarono soprattutto in Liguria; quando vi giunse da Roma nel 1906 gli pareva di doversi esiliare in una specie di noviziato nel quale dovevano purificarsi la sua ispirazione e la sua arte. Era stato allievo di Giovanni Fattori e di Nino Costa; per alcuni anni aveva appartenuto al gruppo artistico che si raccoglieva sotto il motto pretenzioso «In arte Libertas».
Discovolo credette piuttosto alla massima iconardesca «Sii solo e sarai tutto tuo»: ritrovò davanti al mare delle Cinque terre un'inesauribile giovinezza e freschezza di emozioni. Senza dinamismi futuristici ha saputo vedere e rendere gli aspetti instabili e vertiginosi del mare (Frangenti e Libecciata): sfruttando abilmente, ma senza esagerazione scolastica, le risorse impressionistiche ha fissato in ariose tele (Sole d'inverno - Argenti) il scintillamento della calda luce solare fra i tronchi degli oliveti e delle pinete.
Tutta la vita dell'argentea pianta disperatamente contorta, dalla potatura all'abbacchiatura, ha fornito al Discovolo lo spunto di una serie di quadri deliziosamente chiari e sinceri con belle lontananze di cielo e di mare e vivace animazione di figure umane. I pescatori delle sue rocce e dei suoi golfi rivivono sullo specchio dell'acqua verdognola, per virtù del suo pennello pronto a fissare lucidamente, i segni essenziali e realistici del paesaggio. Si direbbe che il dominio del reale muoia per lui con la luce del giorno.
Ecco che, appena il novilunio smeraldino si è acceso all'orlo dei monti, sbucano dal Golfo, dagli uliveti e dalle pinete, ruzzolano per le colline e s'inerpicano sul rocciame, i più bizzarri e irreali abitatori; ninfe, centauri, sirene, fauni, satiri: la luce lunare compie la magia dell'evocazione: compone attorno alle ghirlande danzanti, agli inseguimenti amorosi, ai gesti tragici o ritmici degli abitatori divini un'atmosfera musicale. Giustamente il Discovolo racchiude i quadri: La fuga, La danza, La vedetta, la preda, ecc. sotto il titolo complessivo di «Notturni» prendendo lo spunto al lunare Chopin. C'è qualche musicalità in queste pitture.
Caratteristica di tutto un periodo della nostra arte furono certi sconfinamenti delle possibilità e delle espressioni della pittura, della musica, della scultura.
Parve naturale a Strawinsky di rendere con la musica la visione di un fuoco di artificio, pare naturale al Discovolo ed a noi che queste sue scene marine o boscherecce abbiano ritmi e misure di sinfonia, largo, andante, allegretto, furioso. Questo pittore «musicale» è un pittore più di chiaroscuro che di colore egli arriva alla luminosità dei suoi quadri senza bisogno di ricorrere allo sminuzzamento della tavolozza divisionista: ma con un sicuro contrasto e un deciso disegno. Queste mi paiono scene ideali per un Sogno di mezz'estate scritto da Shakespeare e musicato da Mendelshon !
Veramente! Dopo tante fedeli pitture di spinaci e di cavoli ammucchiati e di mezzine ricolme, dopo la vertiginosa spettralità pittorica degli avanguardisti, precursori della guerra, giova ammirare questo sognatore e seguire questa poesia che ha voce di liberazione.
Ne si creda di potergli imputare una discordanza eccessiva e squilibrata di maniere diverse. rivelatrici di una mancanza d'indirizzo o di un'incertezza di personalità. I notturni sono veri e sentiti come paesaggi diurni della sua riviera, come i duri e precisi ritratti di Famiglia che hanno un'eleganza e un'impostazione di natura neoclassica. I ritratti di Donna Lisa Carozzi e Donna Angela Ferrari Lavatelli dall'espressione delicata e malinconica, quelli severi di Giorgio Franciosi e Alberto Castri ligi al vero sembrano in reazione alle immaginarie pitture mitologiche. Tutto è vero, in arte se è sentito: qualunque espressione realizzatrice di un'emozione è artistica: sia nata «all'aperto» o nello studio. Nessun mondo è più «vero» dell'«irreale» creato dalla fantasia di Dante e dell'Ariosto,
Per arrivare a queste «sintesi notturne» il Discovolo si è certo impadronito pian piano, innamoratamente, di tutti gli elementi di quella bellezza misteriosa e indecifrabile che ha un'eco trasumana e un'espressione astrale nel primo tempo della sonata beethoveniana detta «del chiaro di luna».
Io ho sempre pensato alla gratitudine come al sentimento comune che dovrebbe principalmente ricompensare e in maniera ideale l'opera dell'artista. Questi datori di gioia che sanno esprimere una bellezza solamente intuita da tutti, che sanno offrire all'emozione e alla sensibilità un aspetto nuovo ed eterno del mondo, devono essere prima di tutto, ringraziati. Soltanto l'arte può veramente arricchire il mondo più piccolo e più grande. In vita più effimera dell'individuo e quella più vasta della generazione. Solo per via d'arte è ancora possibile di «creare». Antonio Discovolo ha dato per la prima volta con la pittura, l'interpretazione di un canto. Osservate il quadro Il canto dell'usignolo egli ha saputo racchiudere nella sua opera un'eco dell'infinito: lo stordimento musicale del piccolo cantore silvano sembra dilagare per onde da quel giuoco di colori ed esprimersi visibilmente per sfumature di luci create con riflessi di argento e di madreperla dentro una spirale di fantasia che tutti almeno una volta salimmo in una notte di maggio.
R. CALZINI
Tratto da: La Galleria Pesaro - Mostra Individuale del pittore Antonio Discovolo

