Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908)
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Giovanni Fattori
GIOVANNI FATTORI, vi ha la parte più importante e numerosa. Paesista, ritrattista, pittore di scene militari o di vita campagnola è l’esempio più tipico del modesto creatore tradizionale, che si ricongiunge strettamente al grande nostro passato da Giotto a Masaccio, da Paolo Uccello a Pier della Francesca. Pittura di realtà, la sua: espressioni di natura, di sentimenti, di emozioni, con una tecnica semplice, decisa, chiara, con disegno talvolta rude, talvolta delicatissimo, ma sempre limpido e sincero; che ha tenacemente resistito ad ogni ibrida deformazione.
Osservando il piccolo abbozzo inedito della Contessa Farinola, troviamo subito queste qualità di ricerca e di cruda verità, dalle note vivaci del volto alla venustà signorile dello abito. Le boscaiole, datato 1897 sono di quegli studi di maremmano paesaggio in cui la forza coloritiva è pari all’asprezza, al selvatico della località, ed anche la tecnica risente di codesta cruda rudezza; negli Uliveti a Careggi è invece la dolce poesia, l’incanto della solitudine dell’intimo poemetto dell’Uomo nel bosco, fra le pitture più sottili ed informative del Maestro, e giustamente fu esposto a la Mostra Fattoriana del ‘25 ed a Palazzo Pitti nel ‘46.
Lo spaccapietre è uno dei numerosi studi distribuiti in più tavolette che gli fornirono elementi per alcune famose ed assai significative acqueforti.
Nelle Vedette, esposto a Palazzo Pitti, ci ritroviamo a quella pittura militare che specialmente nelle opere di piccola e media dimensione gli diedero fama imperitura e che sono fra le più ricercate dai collezionisti in questo studio di due soldati a cavallo i toni gialli del terreno si accordano agli scuri degli animali e delle divise, ai verdi del fondo in modo mirabile.
L’Artiglieria a cavallo noto ed illustrato in varie raccolte è fra le sue opere importanti perché non è solo un preciso documentario storico-militare, ma alle osservate mosse di cavalli lustri nell’ombra, e soldati polverosl, unisce uno studio dl figure in primo piano che ritroviamo in molti suoi dipinti, di paesani e contadini, ed un senso di spazio, di aria di atmosfera chiara che è da solo un canto, un’elegia alla sua terra; egli ci fa vivere fra quelle macchie e stoppie arsicce della solitaria pianura maremmana dai cieli tersi e delicati: patrimonio suo indefinibile.
Le esercitazioni in Piazza d’Armi, piccola tavoletta già della collezione Galli, è di quei meravigliosi abbozzi che tanto commossero il Somarè nella prima visita alla raccolta del grande mercante fiorentino in quella sua gran sala indimenticabile; è un piccolo gioiello di cui non si sa se più valutare la preziosità cromatica o l’abilità della rapida e sintetica impressione, cui fa riscontro la Marcatura dei puledri (uno dei bozzetti per il quadro famoso) già della raccolta Giustiniani ed esposto a Roma nel ‘21.
Cavallo alla mangiatoia, Cavallo baio sellato già della collezione Pazzagli, Cavallo ungherese.
Torello nero, esposto alla mostra Fattoriana ed a Pitti, sono gli appunti preziosi della sua paziente e tenace osservazione di animali per coglierne l’attimo od un segreto, un’espressione della loro vita libera, il fremito di un muscolo, o la nota di colore in ombra o soleggiata.
Della Sosta varie sono le edizioni; ricordiamo le famose delle collezioni Checcucci e Galli: questa è di ottima epoca e di fattura robusta e raffinata ad un tempo.
La sconsolata maremma è la fonte di questo piccolo paesaggio Maremma in cui il giallo delle stoppie sulla terra brulla si rinfresca dei verdi toni di lunghi steli, e le brune macchie degli alberi pare faccian più vivo il chiaro cilestrino del cielo in raccolto silenzio poetico; silenzio poetico che ritroviamo nel Giardino con cane, già delle collezioni Galli e Rosselli, quadretto di tutta intimità in cui la gamma dei verdi di foglie e piante è solo interrotta dalle trasparenze di luce solare e dalla scura nota del fedele animale accucciato. Altro piccolo frammento di poesia è il Bozzetto di paesaggi della strada soleggiata su fondo marrone fra ripe verdi con bianche nuvolette in limpidissimo cielo.
Lirismo naturalistico che il Fattori sa salvare dal banale e dal consueto perché in queste piccole composizioni egli sa trasfondere una semplicità magica di visione e la limpidezza della sua anima e della sua terra toscana.
Tratto da: Galleria S. Andrea (GE) - I Macchiaioli Toscani nella collezione Mario Borgiotti

