Antonio Mancini (Albano Laziale 1852 - Roma 1930)

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Antonio Mancini


Valutazione dipinti Antonio Mancini

Le quotazioni delle numerose opere del primo periodo napoletano, di quello parigino e del miglior periodo romano di Antonio Mancini possono costare dai 20.000 euro 100.000 euro e oltre per i suoi capolavori. I dipinti più tardi secondo la qualità, dimensione e soggetto possono essere valutati dai 12.000 euro ai 50.000 euro. La sua produzione fra oli, carboncini e pastelli raffigurano soggetti popolari, ritratti e lo studio della pittura seicentesca.


Una valutazione è condizionata  dalla conservazione, dalla qualità, dal periodo, dalla dimensione dell’opera e da altri fattori per cui si prega di contattare la Galleria Berardi per ricevere una stima corretta.

Dati biografici sull'artista

Mancini è romano, ma è un romano.... di Napoli. Se la Lupa l'ha visto nascere il 14 novembre 1852. Partenope l'ha, si può dire. allattato; e a certi tratti del suo carattere, a certi gesti espressivi e vivaci, a certe uscite pittoresche del suo linguaggio ancora misto di vernacolo partenopeo, chi non lo sapesse nativo di Roma gli darebbe senz'altro del napoletano.

 

A Napoli si recò nel 1864 e vi rimase fino al 1873, frequentando la scuola di Morelli e di Toma ed avendo a compagno F. P. Michetti; stette quindi per qualche anno a Parigi, prima con Gonfril e poi con Mesdag; e da Parigi a Londra, e da Londra definitivamente a Roma. A quattordici anni dipingeva già con mano svelta e tocchi gustosi: il comm. Eugenio Balzan possiede uno studietto del 1866, una figuretta di ragazzo, che rimane fra gl'indizi più caratteristici della sua precocità. Ed a Milano si trovano anche, in possesso di privati, non pochi quadri della sua prima maniera, come La lettura, L'ispirazione, Il voto, I1 violinista, in cui è sempre evidente l'influenza della scuola napoletana nella quale egli si formò, ma già s'annunzia la sua prepotente individualità di pittore.

Comincia si può dire, dal suo ritorno in Italia il secondo periodo, lo stil nuovo manciniano: quella pittura satura, impetuosa, scintillante, così spessa di pasta, che il colore sembra gettato sulla tela con la cazzuola.

Pittore nato egli non bada a "dipingere": ogni altra cosa, all'infuori del motivo pittorico, gli è indifferente. Si è divertito per lunghi anni a fare e rifare il ritratto di suo padre, in un angolo del suo studio, fra le suppellettili e gli accessori più eterogenei, cocci, vecchi libri, pappagalli imbalsamati, messi lì alla rinfusa; ma ogni volta era una cosa diversa.

Il suo virtuosismo non conosce difficoltà e il suo capriccio non conosce limiti; egli non si perita, per esempio, se deve, in un ritratto, raffigurare oggetti metallici e scintillanti, . di metallo d'incrostarvi addirittura dei pezzi di metallo, magari delle schegge di latta Lepido e bizzarro, ha modi curiosi di giustificare la sua tecnica. A un tale che, una volta guardava troppo da vicino certe sue tele, si accostò e disse serio serio: "La pittura ad olio bisogna guardarla da lontano, perché da vicino puzza".

Non elenchiamo i premi riportati da Mancini. Egli è rappresentato in molte gallerie pubbliche nazionali ed estere, da Dublino ad Amsterdam, da Joannesburg nel Transvaal a Monaco di Baviera, da Roma a Firenze, da Napoli a Venezia. Fra le esposizioni cui ha partecipato basterà ricordare l'ultima biennale veneziana, dove espose, col successo che tutti sanno, ben ventiquattro opere.

Tratto da: La Galleria Pesaro 

 

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